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Dijòus, 13.9.2018 22h05 La Rafanhauda blòg

Guardia Piemontese: lingua e musica

Sul numero 2 de «La Rafanhauda» (2012) pubblicammo un articolo di Domenico Iacovo, presidente dell’associazione culturale Gàrdia d’oc, su Guardia Piemontese (o Guardia Occitana?), il centro occitanofono di Calabria di cui veniva offerto un profilo storico. Nel contributo che pubblichiamo qui di seguito, sempre di Domenico Iacovo, se ne completa il quadro con un profilo linguistico e culturale-musicale.Guardia Piemontese è l’unica isola occitana del centro-sud Italia e la sua variante linguistica deve per certi versi essere considerata come “occitano estremo”, esattamente come nel caso della Val d’Aran in Spagna.Nonostante il tempo e le vicende storiche abbiano inciso notevolmente sull’occitano guardiolo, questi ancora contiene, nel suo gergo, una notevole parte di vocaboli esclusivamente occitani, accanto ai quali vi sono vocaboli calabresi (catòiper ‘magazzino’), vocaboli indeterminati o presi dalla lingua italiana (per esempio tèlevision ovvero ‘televisione’) e neologismi che non possono essere fatti risalire ad altra lingua (come embambiniel per ‘nudo’). Ma, accanto al lessico propriamente occitano o calabrese ed italiano occitanizzato, si riscontrano termini di origine spagnola (soéra per ‘canottiera’), francese (maisonar per ‘rincasare’), araba (tomminoper ‘tumolo’) e greca (naca per ‘culla’). Ciò fa oggi del guardiolo un vero e proprio mix linguisitico.Seguendo un’analisi più accurata, si nota che la maggior parte del lessico rimasto pressoché intatto è proprio quello utilizzato per definire i termini inerenti la vita casalinga e quotidiana. Così ‘padre’ si dice paire, ‘madre’ maire, ‘zio’ barba, ‘cane’ vès, ‘capra’ chabra, ‘asina’ ròssa, ‘bambino’ mainà, ‘cucire’ cosser, ‘pascere’ paisser ecc...È stata, invece, vittima di “imbastardimento linguistico” la sezione lessicale inerente i termini utilizzati per indicare lavori e professioni. Così ‘falegname’ si dice mastro d’asha, ‘pastore’ foris, ‘panettiere’ fornar, ‘pialla’ quianotz ecc...Per quanto riguarda la fonetica e la pronuncia, l’occitano di Guardia Piemontese coniuga il femminile con la finale muta: si scrive chabra in grafia dell’IEO ma si legge chabr, contrariamente all’occitano-alpino che presenta maggioritariamente il genere femminile con la finale o. Inoltre il guardiolo conserva i suoni æ (esempio l’aggettivo ‘bello’ si scrive bèl ma si pronuncia bæł) e lh in pronuncia originale dolce gl (‘sole’ si scrive solèlh ma si pronuncia sulègl).Molto interessante l’aspetto filologico. Termini ormai in disuso della lingua parlata si riscontrano nei nomi di località o in espressioni popolari. È il caso della parola occitana quiòt (clòt) ovvero ‘pendio’; ebbene, questo termine è scomparso nel guardiolo ma esiste una nota località situata su un pendio che, guarda caso, si chiama Quiòt. Analogo discorso per il termine ‘disgrazia’ che in guardiolo si traduce oggi con desgrassia, corrispondente al marianovadell’occitano-alpino; ebbene, esiste un’imprecazione popolare antichissima malanòva te pès l’arrivar (‘ti possa arrivare una disgrazia’) in cui è facilmente individuabile il termine ‘disgrazia’ con malanòva, molto simile alla marianova alpina.Per quanto riguarda i tempi verbali, il guardiolo coniuga i verbi sui seguenti tempi: presente (minjo), passato (ai minjat), imperfetto (minjìo), trapassato (avìo minjat), passato remoto in forma perifrastica composta dal verbo andare seguito dall’infinito del verbo in questione (vò minjar), presente congiuntivo (que minje), passato congiuntivo (que minjèsse), condizionale (minjero), participio (minjat), gerundio (minjant) ed infinito (minjar). Non si coniuga il futuro ma lo si genera con la perifrastica composta dal verbo avere (che significa anche ‘dovere’) seguito dall’infinito del verbo in questione, così ‘mangerò’ si traduce con ai -a- minjar. La tradizione vuole che il guardiolo venga parlato quiar e dus (chiaro e lento). La sequenza delle parole deve ricordare una melodia e, quando proprio non si riesce a far scorrere ordinatamente le parole, si ricorre allora a liaisons improvvisate. Tutto deve essere breve, aspro e melodico, esattamente come volevano gli antichi trovatori occitani del 1100.Allora la musica è un elemento essenziale nella cultura occitana di Guardia Piemontese.Gli schemi di esecuzione e composizione folkloristica ricordano molto la tarantella o la quadriglia ma, se osserviamo attentamente e ci avvaliamo della cultura del luogo, notiamo che in effetti c’è molto di muzico d’oc e ci troviamo davanti a polke, serenate a metro provenzale e vanestèps (antica danza di zampogne e organetti a tempo binario ordinario).Da qualche tempo inoltre, il gruppo musicale Lhi RòS (oggi evoluto in Vent de Nòtes) compone canti e balli seguendo gli schemi tradizionali occitani. Così a Guardia si ballano nuovamente bourées, courentas, rigoudons e gigas.Probabilmente la ghironda, oggi introdotta ed utilizzata dal Vent de Nòtes, non è mai giunta a Guardia durante le emigrazioni valdesi. Ma è davvero strano sentire gli anziani chiamarla dolcemente zamprònha esattamente come la si chiama in Guascogna (sempronia) ... come è possibile? ... sarà che il suono della ghironda ricorda loro qualche antico strumento musicale occitano oggi scomparso? Sarà stato portato a Guardia durante il 1300 e poi scomparso?Simpatiche ed interessanti, infine, le analogie tra suonatori guardioli ed alpini durante i festeggiamenti del Carnevale. Da premettere che sia lo Carnevar guardiolo che la Baìa di Sampeyre ricoprono un ruolo importantissimo nella cultura delle due località.Così, durante la chiusura del Carnevar, mentre la Carèmma (la Quaresima, madre di Carnevale) piange il figlio morto per eccessiva sazietà di vino e salsiccia, i suonatori, a gruppo, devono guidare il corteo e decidere le tappe in cui la Caremma recita i suoi versi (esilaranti) di dolore. Questi devono suonare continuamente per tre giorni, da domenica a mercoledì delle ceneri, mangiare in quantità e bere vino per riscaldare le mani e la voce... continuamente. A loro spetta, conciati con costumi tradizionali tipici carnevaleschi, la chiusura del Carnevale, festa importantissima per la tradizione guardiola.Non vi ricorda niente della Baìa, in cui si suona e beve più giorni?Inutile sottolineare che tra le maschere tradizionali guardiole compaiono, oltre a prete, medico, Pulcinella, Carnevar, Caremma, giudice e crocerossina, anche il turco ed il gendarme a cavallo... sarà anche questo un caso? Non penso proprio!E così, travolgendo la geografia, possiamo affermare che le valli occitane piemontesi non si fermano in Liguria, ma arrivano dritte dritte fin nel cuore della Calabria, su un piccolo colle alto circa 514 metri.Domenico IacovoPresidente Gàrdia d’Oc

Anar al blòg


Dijòus, 13.9.2018 22h05 Renaissença Occitana

Guardia Piemontese: lingua e musica

Sul numero 2 de «La Rafanhauda» (2012) pubblicammo un articolo di Domenico Iacovo, presidente dell’associazione culturale Gàrdia d’oc, su Guardia Piemontese (o Guardia Occitana?), il centro occitanofono di Calabria di cui veniva offerto un profilo storico. Nel contributo che pubblichiamo qui di seguito, sempre di Domenico Iacovo, se ne completa il quadro con un profilo linguistico e culturale-musicale.Guardia Piemontese è l’unica isola occitana del centro-sud Italia e la sua variante linguistica deve per certi versi essere considerata come “occitano estremo”, esattamente come nel caso della Val d’Aran in Spagna.Nonostante il tempo e le vicende storiche abbiano inciso notevolmente sull’occitano guardiolo, questi ancora contiene, nel suo gergo, una notevole parte di vocaboli esclusivamente occitani, accanto ai quali vi sono vocaboli calabresi (catòiper ‘magazzino’), vocaboli indeterminati o presi dalla lingua italiana (per esempio tèlevision ovvero ‘televisione’) e neologismi che non possono essere fatti risalire ad altra lingua (come embambiniel per ‘nudo’). Ma, accanto al lessico propriamente occitano o calabrese ed italiano occitanizzato, si riscontrano termini di origine spagnola (soéra per ‘canottiera’), francese (maisonar per ‘rincasare’), araba (tomminoper ‘tumolo’) e greca (naca per ‘culla’). Ciò fa oggi del guardiolo un vero e proprio mix linguisitico.Seguendo un’analisi più accurata, si nota che la maggior parte del lessico rimasto pressoché intatto è proprio quello utilizzato per definire i termini inerenti la vita casalinga e quotidiana. Così ‘padre’ si dice paire, ‘madre’ maire, ‘zio’ barba, ‘cane’ vès, ‘capra’ chabra, ‘asina’ ròssa, ‘bambino’ mainà, ‘cucire’ cosser, ‘pascere’ paisser ecc...È stata, invece, vittima di “imbastardimento linguistico” la sezione lessicale inerente i termini utilizzati per indicare lavori e professioni. Così ‘falegname’ si dice mastro d’asha, ‘pastore’ foris, ‘panettiere’ fornar, ‘pialla’ quianotz ecc...Per quanto riguarda la fonetica e la pronuncia, l’occitano di Guardia Piemontese coniuga il femminile con la finale muta: si scrive chabra in grafia dell’IEO ma si legge chabr, contrariamente all’occitano-alpino che presenta maggioritariamente il genere femminile con la finale o. Inoltre il guardiolo conserva i suoni æ (esempio l’aggettivo ‘bello’ si scrive bèl ma si pronuncia bæł) e lh in pronuncia originale dolce gl (‘sole’ si scrive solèlh ma si pronuncia sulègl).Molto interessante l’aspetto filologico. Termini ormai in disuso della lingua parlata si riscontrano nei nomi di località o in espressioni popolari. È il caso della parola occitana quiòt (clòt) ovvero ‘pendio’; ebbene, questo termine è scomparso nel guardiolo ma esiste una nota località situata su un pendio che, guarda caso, si chiama Quiòt. Analogo discorso per il termine ‘disgrazia’ che in guardiolo si traduce oggi con desgrassia, corrispondente al marianovadell’occitano-alpino; ebbene, esiste un’imprecazione popolare antichissima malanòva te pès l’arrivar (‘ti possa arrivare una disgrazia’) in cui è facilmente individuabile il termine ‘disgrazia’ con malanòva, molto simile alla marianova alpina.Per quanto riguarda i tempi verbali, il guardiolo coniuga i verbi sui seguenti tempi: presente (minjo), passato (ai minjat), imperfetto (minjìo), trapassato (avìo minjat), passato remoto in forma perifrastica composta dal verbo andare seguito dall’infinito del verbo in questione (vò minjar), presente congiuntivo (que minje), passato congiuntivo (que minjèsse), condizionale (minjero), participio (minjat), gerundio (minjant) ed infinito (minjar). Non si coniuga il futuro ma lo si genera con la perifrastica composta dal verbo avere (che significa anche ‘dovere’) seguito dall’infinito del verbo in questione, così ‘mangerò’ si traduce con ai -a- minjar. La tradizione vuole che il guardiolo venga parlato quiar e dus (chiaro e lento). La sequenza delle parole deve ricordare una melodia e, quando proprio non si riesce a far scorrere ordinatamente le parole, si ricorre allora a liaisons improvvisate. Tutto deve essere breve, aspro e melodico, esattamente come volevano gli antichi trovatori occitani del 1100.Allora la musica è un elemento essenziale nella cultura occitana di Guardia Piemontese.Gli schemi di esecuzione e composizione folkloristica ricordano molto la tarantella o la quadriglia ma, se osserviamo attentamente e ci avvaliamo della cultura del luogo, notiamo che in effetti c’è molto di muzico d’oc e ci troviamo davanti a polke, serenate a metro provenzale e vanestèps (antica danza di zampogne e organetti a tempo binario ordinario).Da qualche tempo inoltre, il gruppo musicale Lhi RòS (oggi evoluto in Vent de Nòtes) compone canti e balli seguendo gli schemi tradizionali occitani. Così a Guardia si ballano nuovamente bourées, courentas, rigoudons e gigas.Probabilmente la ghironda, oggi introdotta ed utilizzata dal Vent de Nòtes, non è mai giunta a Guardia durante le emigrazioni valdesi. Ma è davvero strano sentire gli anziani chiamarla dolcemente zamprònha esattamente come la si chiama in Guascogna (sempronia) ... come è possibile? ... sarà che il suono della ghironda ricorda loro qualche antico strumento musicale occitano oggi scomparso? Sarà stato portato a Guardia durante il 1300 e poi scomparso?Simpatiche ed interessanti, infine, le analogie tra suonatori guardioli ed alpini durante i festeggiamenti del Carnevale. Da premettere che sia lo Carnevar guardiolo che la Baìa di Sampeyre ricoprono un ruolo importantissimo nella cultura delle due località.Così, durante la chiusura del Carnevar, mentre la Carèmma (la Quaresima, madre di Carnevale) piange il figlio morto per eccessiva sazietà di vino e salsiccia, i suonatori, a gruppo, devono guidare il corteo e decidere le tappe in cui la Caremma recita i suoi versi (esilaranti) di dolore. Questi devono suonare continuamente per tre giorni, da domenica a mercoledì delle ceneri, mangiare in quantità e bere vino per riscaldare le mani e la voce... continuamente. A loro spetta, conciati con costumi tradizionali tipici carnevaleschi, la chiusura del Carnevale, festa importantissima per la tradizione guardiola.Non vi ricorda niente della Baìa, in cui si suona e beve più giorni?Inutile sottolineare che tra le maschere tradizionali guardiole compaiono, oltre a prete, medico, Pulcinella, Carnevar, Caremma, giudice e crocerossina, anche il turco ed il gendarme a cavallo... sarà anche questo un caso? Non penso proprio!E così, travolgendo la geografia, possiamo affermare che le valli occitane piemontesi non si fermano in Liguria, ma arrivano dritte dritte fin nel cuore della Calabria, su un piccolo colle alto circa 514 metri.Domenico IacovoPresidente Gàrdia d’Oc

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